Aveva 26 anni, si chiamava Raffaella Scudiero e viveva ad Acerra, in provincia di Napoli. Era una di quelle ragazze solari, riservate, con una vita normale, come tante. Eppure oggi il suo nome è al centro di una storia assurda, di quelle che sembrano uscite da un film – e invece sono cronaca.
È morta in un incidente stradale lo scorso 1° aprile. Ma non per l’impatto in sé. A ucciderla sarebbe stato qualcosa di impensabile: l’airbag della sua Citroen C3, che invece di proteggerla, si sarebbe trasformato in un’arma letale.
L’incidente: una dinamica apparentemente banale
Quel lunedì, Raffaella era alla guida della sua Citroen C3 in via Pietrabianca, una zona di confine tra Acerra e il Casertano. Secondo la ricostruzione, durante un sorpasso ha urtato una Fiat Panda che stava svoltando a sinistra. Nulla di particolarmente violento.
Eppure, subito dopo l’impatto, qualcosa è andato storto. Il suo veicolo ha colpito il cordolo del marciapiede… e in quell’istante, l’airbag è esploso.
Il risultato? Una ferita alla gola. Letale.
Raffaella è morta in pochi istanti, lasciando sotto shock tutta la comunità.
L’ipotesi che fa rabbrividire: l’airbag difettoso
A rendere tutto ancora più inquietante è la notizia che la Citroen C3 che Raffaella guidava era stata richiamata dal produttore. Motivo? Proprio il rischio di malfunzionamenti agli airbag.
Un richiamo legato agli airbag prodotti dalla giapponese Takata, già coinvolta in scandali internazionali per difetti letali. Questi airbag, in determinate condizioni, possono esplodere con troppa forza, trasformando piccoli frammenti metallici in proiettili.
Ma Raffaella lo sapeva? La sua famiglia era stata avvisata?
E soprattutto: perché quel veicolo era ancora in circolazione?
I funerali e il dolore di una città
La notizia ha colpito forte Acerra. Ai funerali di Raffaella, celebrati nella chiesa di San Giuseppe nel quartiere Madonnella, si è radunata una folla silenziosa, commossa.
Tanti amici, parenti, conoscenti. Palloncini bianchi in cielo, un lungo striscione:
“Resterai per sempre nei cuori di chi ha avuto la fortuna di conoscerti.”
Le indagini: tra responsabilità e giustizia
Intanto, la Procura ha aperto un’inchiesta. Il conducente della Fiat Panda è indagato per omicidio stradale, ma è chiaro che il cuore dell’indagine è un altro: perché un’auto con airbag potenzialmente difettoso era ancora in circolazione?
La Citroen ha rispettato i protocolli di richiamo? La comunicazione è arrivata al proprietario?
Sono domande pesanti. E servirà tempo per avere risposte.
Una storia che non deve ripetersi
La morte di Raffaella non è solo una tragedia privata. È anche un campanello d’allarme.
Chi controlla davvero i veicoli richiamati? Quante altre auto, oggi, circolano con airbag che possono trasformarsi in trappole?
In Italia ci sono migliaia di vetture con dispositivi Takata ancora non sostituiti. E Raffaella, forse, poteva essere salvata.
Non è solo un incidente. È una storia che chiede giustizia.